Il sogno è diventato realtà

Con emozione e particolare soddisfazione possiamo comunicare che il progetto cui lavoriamo da oltre un anno è giunto ad un importante risultato: l’11 marzo 2008 il Centro Culturale è stato inaugurato, con la partecipazione dei rappresentanti del Ministero per gli Affari Femminili afgano, dell’Ambasciata Italiana e dell’Unità Tecnica Locale, oltre ad Hawca, ICS e CISDA.
Un obiettivo reso possibile dall’importante rete di rapporti e solidarietà tessuta dal Coordinamento Italiano di solidarietà con le donne Afghane (CISDA), il cui incessante lavoro di relazione in questo tormentato Paese, l’impegno concreto a favore delle donne e di tutti coloro che lottano per la pace e la giustizia, ha consentito di costruire i ponti indispensabili per questo intervento.
Un ringraziamento va anche all’Ambasciata italiana, all’Unità Tecnica Centrale e all’Unità Tecnica Locale, grazie ai cui preziosi consigli ed indirizzi, è stato possibile superare gli inevitabili ostacoli.

Risultati

Le caratteristiche dell’edificio sono le seguenti:

  • superficie complessiva su tre piani 420 mq, in area Khushal khan, nei pressi dell’Università di Kabul e delle scuole superiori
  • 10 stanze complessive, di cui otto 4*6m, una 7*7m ed una 6*11m
  • piano seminterrato 11*15 m
  • 4 stanze al primo piano, quattro al secondo piano e due al terzo
  • 3 cucine e 4 bagni suddivisi nei diversi piani

Il Centro è già perfettamente funzionante: sono state allestite le aule di informatica ed inglese, la biblioteca, la sala riunioni ed è stata trasferita la sede dell’associazione Hawca. I corsi di inglese ed informatica sono offerti in forma gratuita e sono molto partecipati; a questo proposito è utile ricordare che la scuola pubblica non prevede l’insegnamento di queste materie.

 

A fronte di questo straordinario risultato, la situazione complessiva dell’Afghanistan resta drammatica: gran parte del territorio delle province è devastato e la stessa Kabul si presenta come una realtà tragicamente contraddittoria. Le strade più importanti sono illuminate ed asfaltate ma basta svoltare che, in mancanza dell’asfalto su tutte le altre strade, si è sommersi dalla polvere o, quando piove, dal fango. L’illuminazione pubblica e l’energia sono erogate al massimo per un paio di ore al giorno. Al centro di quartieri poverissimi, sono state edificate ville lussuose; gli edifici più importanti, compresi quelli residenziali, gli alberghi e le banche, sono costantemente presidiati da persone armate con funzione di difesa da eventuali attacchi. Sono del tutto assenti acqua e fognatura pubbliche e chi ne ha i mezzi sopperisce a questa mancanza con pozzi e fosse private. Le cataste di immondizia sono diventate la meta di piccoli greggi stentati e delle migliaia di bambini che vivono per strada o sono costretti all’accattonaggio. La legna costa molto cara e riscaldare le case, per la maggior parte delle famiglie, è un lusso inarrivabile; dalla metà di dicembre 2007 alla metà di febbraio 2008 la temperatura è scesa di oltre venti gradi sotto lo zero e questo ha significato la morte per migliaia di bambini, donne e uomini che non hanno avuto la possibilità di ripararsi da questa vera e propria calamità .

Le uniche attività produttive sono il commercio e l’edilizia, settori in cui ogni operazione viene svolta a forza di braccia; in realtà , il settore trainante è quello dell’oppio, che ha raggiunto la strabiliante quota 95% della produzione globale, con tutto ció che consegue, compreso il consumo locale: i dati ufficiali parlano di un milione di persone tossicodipendenti, di cui 60.000 bambini. La situazione della sicurezza è molto peggiorata e l’insorgenza talebana non è la sola causa: l’insicurezza deriva in gran parte dal tentativo del governo di trovare mediazioni tra i sempre più potenti signori della guerra ed i talebani, dalla corruzione dilagante nelle istituzioni e dalla sempre più precaria situazione economica della popolazione.
La Cooperazione Internazionale, che ha compiuto molti errori e tanti danni, ha avuto anche qualche buon risultato finanziando la realizzazione di interventi nel settore sanitario, di pompe idriche manuali nelle strade di alcuni quartieri centrali e di qualche scuola. Gli aiuti per la ricostruzione ammontano a 35 bilioni di dollari; se una piccola parte di questa montagna di denaro avesse prodotto servizi ed infrastrutture, la guerra sarebbe finita da un pezzo. Invece, in un territorio che ha sempre visto molti sconfitti e nessun vincitore, l’opzione militare resta prioritaria. La povertà e la violazione dei diritti umani, in particolare delle donne, sono la tragica quotidianità di un Paese in cui, con queste premesse, non solo non c’è giustizia, ma non potrà esserci pace.

Nello Shelter (Rifugio per donne maltrattate), di Hawca, beneficiario anch’esso dell’intervento finanziato dalla nostra rete, le donne ospitate sono mediamente una ventina e raggiungono il centinaio nel corso dell’anno. Il luogo è assolutamente segreto e difeso da eventuali attacchi, anche armati, dei parenti delle ospiti, alle quali è offerta anche l’assistenza legale, psicologica e percorsi formativi.
Sono donne giovanissime, distrutte dalla violenza familiare, la cui età varia dai quattordici ai vent’anni, fuggite portando con sé i figli più piccoli. Spose bambine, comprate o promesse a uomini che spesso hanno trent’anni in più, violenti, crudeli, che talvolta le obbligano a prostituirsi.  Donne distrutte dalle botte che hanno trovato la forza di fuggire e che riescono ad ottenere il divorzio solo affrontando tre gradi di giudizio che richiedono, mediamente, una decina d’anni e raramente si concludono positivamente per la parte più debole. Un epilogo che non pone fine alle loro difficoltà : quando nessun parente accetta di accollarsi il peso di questa infamia, è la disperazione più assoluta, dal momento che è inammissibile vivere sole in un Paese la cui Costituzione, varata nel mese di gennaio 2004, è fondata sulla Sharia, la legge islamica. Certo la Sharia non è nominata esplicitamente, ma essa viene comunque posta come prima fonte del diritto, grazie all’articolo 3, secondo il quale nessuna legge potrà essere in contrasto con i sacri principi dell’Islam; questi principi dunque precedono la stessa Costituzione, che in nessun modo puó ignorarli.

La speranza di vita in questo Paese è 45 anni e si tratta di una vita, oltre che breve, molto dura.
Pace e giustizia: questo è ció cui aspira il popolo afgano, nulla di più ­ nulla di meno; si tratta di un obiettivo ancora molto lontano ed è proprio per questo che è necessario moltiplicare solidarietà ed interventi di cooperazione civile,  affinché queste donne ed i loro bambini, possano percorrere con serenità la strada, oggi insidiosa, che conduce ad una società più giusta ed equa.
Il «Progetto per il miglioramento delle condizioni di vita delle donne dell’Afghanistan» non risolve certamente gli enormi problemi, ma avvicina alla soluzione e fa sentire ognuna meno sola.
Resta ancora da realizzare una parte importante dell’intervento: la formazione degli operatori di Hawca, il centro di documentazione e l’allestimento della biblioteca.
Nel prossimo mese di aprile è prevista una missione in Italia dei responsabili di Hawca, per la definizione del piano formativo; in seguito a questa verifica, nel mese di maggio cinque persone individuate dal nostro partner afghano saranno ospitate a Milano per la partecipazione ai corsi precedentemente definiti.
In particolare saranno coinvolti:

  • il Cisda per l’ospitalità
  • il Comune di Osnago e la Fondazione Badaracco per l’allestimento della biblioteca
  • Studio Azzurro Produzioni per la realizzazione del centro di documentazione
  • l’Associazione Naba per le attività di comunicazione e sviluppo del Centro Culturale
  • l’Associazione Chico Mendes per le attività produttive, con particolare riferimento al fair trade
  • la Casa donne maltrattate Milano per la formazione del personale dello Shelter

Il relativo calendario sarà definito in stretta collaborazione con i diversi soggetti coinvolti, mentre l’esperienza nel suo complesso sarà valutata collettivamente al termine del periodo di formazione e prima della missione di monitoraggio a Kabul, prevista entro il mese di giugno.
L’intervento complessivo si concluderà entro la fine dell’anno ed entro tale termine dovranno essere valutati gli obiettivi raggiunti e individuate le modalità di sviluppo ed estensione del progetto stesso, per garantirne l’autosostenibilità . Il percorso è ricco e stimolante, Hawca ha dimostrato sino ad ora grande capacità di intervento e gestione, oltre a competenza ed onestà di cui già avevamo certezza. Siamo certi che, grazie al contributo di tutta la nostra rete, questo progetto saprà rispondere alle aspettative delle persone per le quali è stato pensato: le donne ed i bambini afghani la cui vita è segnata da tante delusioni e dolori. Una piccola consolazione, che ci riempie il cuore.