Introduzione
“Enduring freedom” è il nome assegnato dagli Stati Uniti all’operazione militare condotta contro i Talebani afghani, in risposta agli attentati dell’11 settembre 2001. L’operazione è stata avviata il 7 ottobre 2001 con intensi bombardamenti aerei americani e britannici a sostegno della resistenza anti-talebana afghana e si è conclusa a dicembre dello stesso anno, dopo intensi combattimenti, con la liberazione di Mazar-i-Sharif, Kabul, Konduz e Kandahar. I Talebani in rotta si sono rifugiati sulle montagne, soprattutto nelle aree al confine con il Pakistan, dove si sono riorganizzati. Il Governo provvisorio del Paese è stato assegnato ad Hamid Karzai, nel 2006 legittimato anche da elezioni democratiche che si sono svolte in tutto il territorio e che si svolgeranno di nuovo nel mese di agosto 2009. Il 5 ottobre 2006 il controllo dell’Afghanistan è ufficialmente passato alla missione ISAF a guida Nato, ma Enduring Freedom ha continuato ad operare parallelamente ad ISAF.
In tutto questo tempo, le truppe presenti nel Paese, appartenenti alle due missioni internazionali, sono progressivamente aumentate in modo inversamente proporzionale alla capacità di controllare il territorio, sino agli attentati dello scorso 11 febbraio, quando una serie di attacchi kamikaze realizzati in contemporanea hanno infiammato anche la capitale dell’Afghanistan. Due attentatori hanno preso di mira la direzione del carcere di Kabul, provocando una decina di morti e 30 feriti circa. Contemporaneamente, altri sei uomini armati hanno aperto il fuoco all’interno del ministero della Giustizia in cui si trovava lo stesso ministro, denotando una notevole capacità strategica e militare. Tutto questo, in occasione della visita dell’inviato del nuovo governo statunitense, deciso ad aumentare ulteriormente le proprie truppe per porre fine al conflitto, così come faranno anche gli altri Governi che appoggiano l’intervento.
Queste intense operazioni di pace hanno condotto l’Afghanistan ad essere il primo Paese produttore di oppio al mondo (95% della produzione globale) ed allo stesso tempo uno tra i Paesi più poveri, in cui l’aspettativa di vita è intorno ai quarant’anni. Dopo tre decenni di guerre ed un decennio di siccità, malattie da lungo tempo debellate, come la tubercolosi e la poliomelite stanno facendo strage di donne e bambini.
La stessa Kabul si presenta come una realtà tragicamente contraddittoria. Le strade più importanti sono illuminate ed asfaltate ma basta svoltare che, in mancanza dell’asfalto su tutte le altre strade, si è sommersi dalla polvere o, quando piove, dal fango. L’illuminazione pubblica e l’energia sono erogate al massimo per un paio di ore al giorno. Al centro di quartieri poverissimi, sono state edificate ville lussuose; gli edifici più importanti, compresi quelli residenziali, gli alberghi e le banche, sono costantemente presidiati da persone armate con funzione di difesa da eventuali attacchi.
Sono del tutto assenti acqua e fognatura pubbliche e chi ne ha i mezzi sopperisce a questa mancanza con pozzi e fosse private. Le cataste di immondizia sono diventate la meta di piccoli greggi stentati e delle migliaia di bambini che vivono per strada o sono costretti all’accattonaggio.
La legna costa molto cara e riscaldare le case, per la maggior parte delle famiglie, è un lusso inaccessibile; dalla metà di dicembre 2007 alla metà di febbraio 2008 la temperatura è scesa di oltre venti gradi sotto lo zero e questo ha significato la morte per migliaia di bambini, donne e uomini che non hanno avuto la possibilità di ripararsi da questa vera e propria calamità.
Le uniche attività produttive sono il commercio e l’edilizia, settori in cui ogni operazione viene svolta a forza di braccia; in realtà, il settore trainante è quello dell’oppio, che ha raggiunto la strabiliante quota 95% della produzione globale, con tutto ciò che consegue, compreso il consumo locale: i dati ufficiali parlano di un milione di persone tossicodipendenti, di cui 60.000 bambini.
Un bimbo su quattro muore prima dei cinque anni, soprattutto di colera o diarrea, dal momento che milioni di afgani non hanno accesso all’acqua potabile.
Metà delle donne in età fertile finisce per morire di parto; solo nell’area di Kabul si stimano in 60.000 i bambini che non vanno a scuola e vivono per strada, vendendo cianfrusaglie, mendicando o rubando. I talebani contro questi fanciulli hanno dispiegato un grande impegno: dal 2005 hanno fatto saltare in aria circa 150 scuole all’anno, specialmente se in esse si pretende di insegnare alle bambine. Secondo i dati dell’Unicef, nelle quattro province del sud sono chiuse più della metà delle scuole, 380 su 748.
Inoltre, l’87% delle donne riferisce di subire violenza domestica, il 60% dei matrimoni è forzato, il 57% delle spose hanno meno di 16 anni (età legale per contrarre matrimonio).
La situazione della sicurezza è molto peggiorata e l’insorgenza talebana non è la sola causa: l’insicurezza deriva in gran parte dal tentativo del governo di trovare mediazioni tra i sempre più potenti signori della guerra ed i talebani, dalla corruzione dilagante nelle istituzioni e dalla sempre più precaria situazione economica della popolazione.
In questo quadro, l’Istituto per la Cooperazione allo Sviluppo – ICS, di Alessandria, grazie ad un progetto approvato dal Ministero degli Esteri, promuove dal 2006 lo sviluppo di un Centro Culturale a Kabul. Il centro, che a tutti gli effetti è un vero e proprio centro di formazione professionale, è gestito in Afghanistan da HAWCA – Associazione umanitaria per lo sviluppo delle donne e dei bambini ed offre corsi gratuiti di alfabetizzazione ed inglese, oltre ad un internet point e ad una biblioteca. I corsi sono sempre molto affollati e rappresentano un’offerta importante per centinaia di donne e bambini poveri che, diversamente, sarebbero esclusi dalla possibilità di accrescere la propria conoscenza o di accedere ad Internet.
Il progetto, che si è concluso il 18 marzo, prevede anche il sostegno ad una Casa di accoglienza per donne maltrattate (Shelter), sempre gestita dall’Associazione HAWCA e corsi di formazione in Italia per gli operatori delle due strutture.

Obiettivi previsti dalla Convenzione MAE- ICS (Art. 1 “Oggetto della Convenzione”)

Obiettivo generale

  • Aiutare il processo di democratizzazione dell’Afghanistan attraverso il processo di empowerment delle donne

Obiettivi specifici

  • Realizzazione a Kabul di corsi di alfabetizzazione, educazione della salute e ai diritti umani per le donne del rifugio di HAWCA (Humanitarian Association for the Women and Children of Afghanistan) partner locale dell’ICS per la realizzazione del progetto;
  • Fornire sostegno medico, psicologico e legale alle donne che subiscono violenza domestica, ex prigioniere, mendicanti;
  • Aprire un centro culturale rivolto all’intera cittadinanza di Kabul (e in particolare alle donne);
  • Organizzare, all’interno delle molteplici attivitĂ  del centro culturale, corsi gratuiti di inglese e computer;
  • Potenziare la capacitĂ  dell’associazione HAWCA (Humanitarian Association for the Women and children of Afghanistan)
  • Aumentare l’autonomia delle donne di HAWCA e fornire la possibilitĂ  di accesso ai finanziamenti internazionali;
  • Estendere l’azione rivolta alla tutela dei diritti fondamentali delle bambine e dei bambini;
  • Garantire la sostenibilitĂ  delle azioni promosse da HAWCA.

Attività previste dalla Convenzione MAE- ICS (Art. 2 “Realizzazione del programma”)

  • Organizzazione di un corso di formazione per le ragazze analfabete del Rifugio a Kabul.
  • Organizzazione di un corso di formazione per gli operatori del Rifugio.
  • Organizzazione di un corso di formazione per formatori in campo tessile.
  • Organizzazione di incontri di formazione con l’Ente CADM (Casa di Accoglienza delle Donne Maltrattate di Milano).
  • Allestimento di un ufficio legale con un avvocato che seguirĂ  i casi piĂą difficili e li porterĂ  all’attenzione delle autoritĂ  competenti.
  • Assistenza medica e ginecologica.
  • Acquisto di terreno e locale, fornitura di arredi e impiantistica per l’apertura di un centro culturale a Kabul, e formazione per gli utenti dei corsi attivati all’interno del centro culturale stesso.
  • Organizzazione di un corso di formazione per la creazione di un archivio storico e di un centro di documentazione.
  • Organizzazione di un corso di formazione per i quadri di HAWCA nell’ambito del Project Cycle Management.

Attività realizzate divise per semestri e corrispondenza con le attività previste dalla Convenzione MAE – ICS

Primo semestre: gennaio-giugno 2007
Coordinamento politico – amministrativo del progetto

  • Selezione ed elezione del Comitato di Indirizzo e Controllo composto dai membri di: MAE/DGCS, ICS, HAWCA. Ministero degli Affari Femminili (MoWA).
  • Selezione ed elezione dell’Unita di Programmazione de Gestione, organizzata dal Project Manager e composta dal Project Manager in Italia e dal project Manager in loco
  • Approvazione del Piano Operativo Semestrale

Centro Culturale

  • Ricerca e acquisto di un edificio/terra per l’apertura del Centro Culturale

Rifugio per donne maltrattate

  • Reclutamento il personale necessario per lo svolgimento delle attivitĂ 
  • Organizzazione di un corso di alfabetizzazione per le ragazze del Rifugio (AttivitĂ  A)
  • Organizzazione dell’Ufficio legale per seguire i casi piĂą importanti e portarli all’attenzione delle AutoritĂ  locali (AttivitĂ  E)
  • Assistenza medica (AttivitĂ  F)
  • Formazione Professionale (AttivitĂ  B)
  • Acquisto di attrezzature

VisibilitĂ 

  • Apertura di un sito internet dedicato al progetto

Secondo semestre: luglio - dicembre 2007
Coordinamento politico – amministrativo del progetto

  • Verifica delle azioni di potenziamento delle attivitĂ  del Rifugio di Hawca a Kabul
  • Individuazione del sito per l’apertura del centro culturale
  • Definizione delle modalitĂ  di acquisto delle attrezzature e delle relative caratteristiche
  • Programmazione dei corsi di formazione degli operatori
  • Approvazione del Piano Operativo Semestrale

Centro Culturale

  • Ricerca e acquisto di un edificio/terra per l’apertura del Centro Culturale (AttivitĂ  G)
  • Definizione delle caratteristiche dei corsi di formazione ed assegnazione ai partner in Italia (AttivitĂ  H, I)

Rifugio per donne maltrattate

  • Corso di alfabetizzazione per le ragazze del Rifugio (AttivitĂ  A)
  • Ufficio legale (AttivitĂ  E)
  • Assistenza medica (AttivitĂ  F)
  • Formazione Professionale (AttivitĂ  B)
  • Valutazione dei risultati ottenuti dal personale assunto per lo svolgimento delle attivitĂ  e del corso di alfabetizzazione per le ragazze ospiti del Rifugio
  • Valutazione del livello di assistenza medica, psicologica e legale offerto dai collaboratori assunti

VisibilitĂ 

  • Promozione del sito internet dedicato al progetto
  • Campagna di comunicazione
  • Definizione del quadro giuridico afgano, con particolare riferimento alla condizione femminile ed ipotesi di collaborazione con la FacoltĂ  di Scienze Politiche dell’UniversitĂ  del Piemonte Orientale
  • Missione in Italia della Project Manager di HAWCA

Terzo semestre: gennaio – giugno 2008
Coordinamento politico – amministrativo del progetto

  • Programmazione dei corsi di formazione degli operatori
  • Approvazione del Piano Operativo Semestrale

Centro Culturale

  • Acquisto del Centro culturale a Kabul (AttivitĂ  G)
  • Selezione di personale qualificato (dirigenti e operatori)
  • Attivazione corsi inglese ed informatica
  • Allestimento Biblioteca
  • Allestimento Internet Point
  • Formazione del personale: formazione per formatori. Missione di HAWCA in Italia (AttivitĂ  B, C, D H, I)
  • Firma di un protocollo d’intesa tra ICS, HAWCA, MoWA ed Ambasciata italiana
  • Trasferimento dell’ufficio di HAWCA all’interno del Centro Culturale.

Rifugio per donne maltrattate

  • Rinnovo dei contratti per il personale del Rifugio, che ha lavorato egregiamente il primo anno.
  • Lavoro in squadra con la Casa di accoglienza delle donne maltrattate di Milano ed i partner italiani su pratiche di gestione, attivitĂ , prospettive (AttivitĂ  D)
  • Corso per dirigenti e operatori (AttivitĂ  B)
  • Potenziamento del servizio legale (AttivitĂ  E)
  • Potenziamento del servizio medico e psicologico (AttivitĂ  F)
  • Corsi di alfabetismo per le donne ospiti (AttivitĂ  A)
  • AttivitĂ  di formazione professionale (AttivitĂ  B)
  • Acquisto di altre attrezzature

Formazione

  • Missione di formazione di HAWCA in Italia
  • Formazione per formatori in Italia ed in Afghanistan

VisibilitĂ 

  • Potenziamento della sensibilizzazione attraverso attivitĂ  di raising awareness: conferenze, stampa di materiali, media

Quarto semestre: luglio 2008 – marzo 2009
Coordinamento politico – amministrativo del progetto

  • Valutazione risultati raggiunti
  • Approvazione del Piano Operativo Semestrale

Centro Culturale

  • Completare la procedura legale per il Centro Culturale: firma di un protocollo d’intesa tra ICS, HAWCA, MoWA, UTL, Ambasciata d’Italia (AttivitĂ  G)
  • Ricerca donatori per anno 2009
  • Ristrutturazione piano interrato ed esterno (AttivitĂ  G)
  • Acquisto attrezzature (AttivitĂ  G)
  • Organizzazione di dibattiti, incontri, conferenze, sui temi della democrazia e dei diritti umani
  • Messa in rete delle attivitĂ  e dei servizi e creazione di un network con altre librerie pubbliche e private a Kabul
  • Celebrazione di eventi particolari come: Giorno dell’Indipendenza, Giorno dei diritti umani, settimana EVAW (End Violence Against Women)

Formazione (AttivitĂ  B, C, D, H, I)

  • Follow up della missione di formazione di HAWCA in Italia (Giugno 2009)
  • Formazione di formatori: formazione per lo staff del Centro Culturale e del Rifugio
  • Formazione per insegnanti sulle nuove metodologie di insegnamento e apprendimento partecipato
  • Formazione a distanza e completamento attivitĂ  avviate durante la missione di formazione di HAWCA in Italia (giugno 2008) con la Casa per le donne maltrattate di Milano (CADM)
  • Selezione di studenti per conferenze

Rifugio per donne maltrattate

  • Rafforzamento ufficio legale (AttivitĂ  E)
  • Rafforzamento servizio assistenza medica e psicologica (AttivitĂ  F)
  • Rafforzamento corsi di alfabetizzazione (AttivitĂ  A)
  • Rafforzamento attivitĂ  di formazione professionale (AttivitĂ  B)

VisibilitĂ 

  • Rafforzamento attivitĂ  di sensibilizzazione: conferenze, materiali, coinvolgimento dei media
  • Organizzazione ciclo di seminari in collaborazione con l’UniversitĂ  degli studi di Alessandria: cibo e diritti umani

Riferimenti legislativi, operativi e coordinamento politico – amministrativo del progetto
Il presente progetto è un intervento di cooperazione decentrata che svolge, per definizione, una azione di cooperazione allo sviluppo da parte di Autonomie locali italiane con enti omologhi del Paese beneficiario, attraverso il concorso delle risorse della società civile organizzata presente sul territorio di relativa competenza amministrativa.
Si tratta quindi di un intervento che mira al coinvolgimento della società civile, tanto quella del “paese donatore” quanto quella del “paese beneficiario”, nelle fasi di ideazione, progettazione ed esecuzione del progetto.
Il progetto è pensato a partire dalle esigenze locali e progettato attraverso un’integrazione delle competenze locali e delle competenze dell’ente del paese industrializzato che promuove l’intervento. Il coordinamento politico – amministrativo del progetto è mirato, al coinvolgimento, da un lato, degli enti locali afgani, dall’altro della società civile, tanto quella del “paese donatore” quanto quella del “paese beneficiario”, nelle fasi di ideazione, progettazione ed esecuzione del progetto
Si è provveduto a stabile e rafforzare i contatti con la Municipalità di Kabul, l’Università di Kabul, il Ministero dell’educazione e il Ministero degli Affari femminili, soprattutto per la parte di progetto che concerne l’apertura del Centro Culturale. Si evidenzia quindi il coinvolgimento diretto del MoWA nella verifica degli indirizzi del Programma nella sua globalità.
La data ufficiale che segna l’avvio del progetto è il 18 gennaio 2007.
I rapporti tra l’ICS e il partner locale HAWCA (Humanitarian Assistance for the Woman and the Children of Afghanistan) sono stati regolati da un apposito Agreement, che riprende in parte i documenti sottoscritti tra il MAE e l’ICS.
Come richiesto espressamente dalla Convenzione MAE/ICS (Art. 4 “Organi di Gestione, Indirizzo e controllo”), durante la prima missione in Afghanistan, si è proceduto inizialmente all’elezione degli organi di gestione del progetto: il Comitato di Indirizzo e Controllo, il Capo progetto e l’Unità di Gestione e Programmazione dell’intervento.
Sulla base dell’Art. 6 della Convenzione MAE/ICS “Modalità di finanziamento, Rendicontazione e Liquidazione”, l’ICS ha provveduto a stilare il Piano Operativo Generale.
Il Comitato di Indirizzo e Controllo del progetto ha stilato e approvato, in Afghanistan, i quattro Piani Operativi Semestrali.
Durante le missioni a Kabul dei responsabili ICS, si è provveduto alla presentazione del progetto e alla diffusione delle iniziative ad esso connesse, nonché all’accreditamento dell’ICS e di HAWCA presso i vari enti in loco. I contatti con gli enti locali afghani e in particolare con la Municipalità di Kabul, l’Università di Kabul, il Ministero dell’educazione e il Ministero degli Affari femminili, si sono consolidati attraverso numerosi incontri in merito all’apertura del Centro Culturale e alla gestione del Rifugio per le donne maltrattate gestito da HAWCA.
Le missioni in Afghanistan sono state, in totale, cinque: marzo 2007, novembre 2007, marzo 2008, novembre 2008 e marzo 2009. I viaggi a Kabul risultano inferiori rispetto a quelli previsti inizialmente (otto), ma sono stati piĂą che sufficienti per la corretta gestione del progetto e compensate da altrettante missioni di HAWCA in Italia, soprattutto connesse ad attivitĂ  di sensibilizzazione e di lobbying.
A chiusura dell’intervento si registra sostanzialmente un ottimo lavoro di rete, svolto sia dall’ICS, sia da HAWCA, che ha permesso di coinvolgere direttamente gli enti locali afghani nelle decisioni e nella stesura dei Piani Operativi del progetto e, soprattutto, di accreditare tutte le attività di HAWCA presso la cittadinanza.
La fase più delicata e difficile dell’intervento è stata senza dubbio la procedura per l’acquisto del Centro Culturale. L’ipotesi iniziale di costruire il Centro non si è potuta concretizzare, soprattutto per le difficoltà incontrate da ICS e HAWCA in termini di procedure burocratiche e autorizzazioni necessarie, nonché per mancanza di terreni disponibili in una posizione centrale e strategica. Di conseguenza si è optato per l’acquisto di una struttura già esistente, che, con il senno di poi, è risultata una scelta assolutamente riuscita.
Il coordinamento è stato in parte coperto dalla voce del budget “Costi amministrativi”. Teniamo a sottolineare che questi costi, a chiusura del progetto, ammontano ad € 43.138,61, pari al 4,35% del totale, un dato ben inferiore alla media europea.

I rapporti tra HAWCA ed ICS sono stati costruiti grazie a una larga intesa e una costante comunicazione tra lo staff italiano e quello locale. Regolarmente, si sono trasmessi aggiornamenti e suggerimenti sui più variati aspetti dell’intervento. Le scadenze sono state rispettate e l’invio in Italia dei documenti richiesti è stato sempre regolarmente e facilmente effettuato.
La decisione di non affidare un incarico specifico ad un cooperante italiano in loco non ha rappresentato un problema per lo svolgimento delle attivitĂ  previste dal progetto. Al contrario ha permesso di risparmiare notevoli risorse destinate direttamente ad HAWCA.
Ottimi, inoltre, sono stati i rapporti con l’Ambasciata italiana, che ha dimostrato vivo e costante interesse al progetto, offrendo un supporto indispensabile. Un rappresentante dell’Ambasciata, nel 2007, ha ricoperto il ruolo di delegata del MAE all’interno del Comitato di indirizzo e Controllo del progetto.
A livello italiano i rapporti tra i numerosi partner dell’intervento sono stati gestiti attraverso le riunioni del Tavolo di Coordinamento del progetto, composto da un membro per ciascun partner. Il Tavolo si è riunito regolarmente, sia per aggiornare sullo stato di avanzamento dei lavori, sia per elaborare le indicazioni provenienti dall’esecutivo (staff ICS e HAWCA).
Quando si sono presentate azioni o temi da approfondire con un singolo partner, sono stati fissati incontri indipendenti per lo studio della strategia, che è poi stata ridiscussa in sede di Tavolo di Coordinamento e Comitato di Indirizzo e Controllo.
Da sottolineare il fatto che, nonostante i partner avessero un ruolo concentrato nella seconda annualità di progetto, si è deciso di coinvolgere regolarmente tutti gli attori dell’intervento, per valorizzare il contributo che le singole competenze apportano alla strategia generale.
A questo proposito l’ICS intende approfittare della presente relazione per rivolgere un cordiale e sincero ringraziamento a tutti i partner del progetto e un ringraziamento particolare al CISDA – Coordinamento Italiano Sostegno Donne Afghane - il cui contributo è stato più volte determinante.
L’atteggiamento dell’ICS è sempre stato quello di un “ascolto attivo” delle richieste provenienti dai partner, in Afghanistan e in Italia. Si è data massima priorità alle esigenze di HAWCA e si è tentato, per quanto possibile, di sgravare i nostri partner dalle trafile burocratiche, per rimanere sempre concentrati su un piano molto operativo, dedicato alle azioni del progetto.
Questa impostazione, seppure in taluni casi abbia provocato un parziale allungamento dei tempi di realizzazione, ha permesso tuttavia di limitare drasticamente la scelta di azioni “imposte dall’alto” e slegate al contesto di intervento.
A livello locale, le AutoritĂ  sono sempre state informate e coinvolte attivamente nel progetto.
Rapporti importanti sono stati instaurati con il Ministero degli Affari Femminili - MoWA, con la Municipalità di Kabul e con il Ministero dell’Educazione. Il MoWA ha indicato un referente che è stato eletto all’interno del Comitato di Indirizzo e Controllo del progetto.
Un ruolo di primo piano nel progetto è stato svolto dell’Unità Tecnica Locale, in particolare nella persona del Direttore, Dott. Maurizio Di Calisto, che è stato eletto, nel 2008, rappresentante del MAE all’interno del Comitato di Indirizzo e Controllo del progetto.

Centro Culturale
Le attività si sono concentrate inizialmente a livello politico, con l’intento di individuare una serie di procedure compatibili con la legislazione afgana. In Afghanistan infatti, in base all’art. 41 della Costituzione, gli stranieri non hanno il diritto di avere proprietà immobili e gli investimenti stranieri e la vendita di immobili alle missioni diplomatiche sono consentite solo in pochi casi previsti dalla legge. L’ICS quindi non poteva essere il proprietario dell’immobile e ciò ha portato alla necessità di individuare un iter che presentasse sufficienti garanzie per tutte le parti coinvolte nel progetto.
Ai fini della trasparenza delle operazioni, si è deciso che la proprietà dell’immobile, avendo destinazione di luogo pubblico, non doveva essere di HAWCA, ma dell’Ente locale che metteva a disposizione il terreno o, in caso di acquisto, dell’Autorità locale partner del progetto (nel nostro caso, il Ministero degli Affari Femminili - MoWA). A tal fine, grazie al fondamentale contributo dell’Ambasciata d’Italia a Kabul e della Cooperazione Italiana, si è deciso di stilare un protocollo d’intesa tra tutte le parti coinvolte, che specificasse la destinazione del Centro e delle attrezzature in esso contenute, così come previsto dalla Convenzione tra MAE e ICS all’Art. 13 “Acquisti e Destinazione di Attrezzature”.
La procedura di individuazione dell’immobile ha richiesto molto tempo, da aprile a novembre 2007. A coronamento di un’intensa attività di monitoraggio presso gli Enti Pubblici Locali, il MoWa e l’Università di Kabul, è stata definitivamente evidenziata l’impossibilità di ottenere terreni e/o edifici di proprietà pubblica per la realizzazione del centro culturale. Successivamente, mediante apposita riunione in data 25/11/07 presso l’Ambasciata italiana a Kabul, i membri del Comitato di indirizzo e controllo del progetto hanno deciso di rivolgersi al mercato privato per il reperimento della struttura necessaria, effettuando ogni necessario controllo circa la proprietà sia del terreno sia dell’immobile, per fugare ogni possibile rischio connesso alla complicata situazione catastale di un Paese come l’Afghanistan.

L’acquisto dell’immobile e del relativo terreno è stato effettuato a febbraio 2008, in ossequio alla legislazione afgana, da HAWCA, a nome della Direttrice Selay Ghaffar e del Project Manager Assistant Ahmad Ubaid.
La zona in cui sorge il Centro Culturale è la stessa dell’Università di Kabul - Politecnico e di due scuole superiori, scelta appositamente per facilitare l’accesso al Centro da parte degli studenti.
Le caratteristiche dell’edificio sono le seguenti: 

  • superficie complessiva su tre piani 420 mq, in area Khushal khan, nei pressi dell’UniversitĂ  di Kabul e delle scuole superiori
  • 10 stanze complessive, di cui otto 4*6m, una  7*7m ed una 6*11m
  • piano seminterrato 11*15 m
  • 4 stanze al primo piano, quattro al secondo piano e due al terzo
  • 3 cucine e 4 bagni suddivisi nei diversi piani

Il Centro Culturale è stato inaugurato l’11 marzo 2008 alla presenza delle autorità afghane e italiane e funziona a pieno regime, grazie alle aule di informatica ed inglese, alla biblioteca che è stata messa in rete con la biblioteca dell’Università di Kabul, al laboratorio di calligrafia e disegno e all’internet point. Inoltre, al suo interno, è stata trasferita la sede di HAWCA.
I corsi di inglese ed informatica sono offerti in forma gratuita e sono frequentati anche dai bambini ospiti di un vicino orfanotrofio; a questo proposito è utile ricordare che la scuola pubblica non prevede l’insegnamento di queste materie.
Il piano seminterrato è stato ristrutturato, sono state ricavate 4 stanze adibite ad internet point, biblioteca, laboratori e magazzino. All’esterno sono stati ristrutturati i locali per i guardiani e l’autista. Sempre all’esterno è stato costruito un porticato metallico per ragioni di sicurezza.
Molte sono state le iniziative già ospitate all’interno del Centro: solo per ricordarne alcune citiamo, ad agosto 2008, la celebrazione dell’89° anniversario dell’Indipendenza dell’Afghanistan. A settembre 2008, tre giornate di Teacher Training rivolte agli insegnanti del Centro sui temi delle nuove metodologie di insegnamento e apprendimento partecipato, della democrazia e dei diritti umani (con particolare riferimento a donne e bambini). A dicembre 2008, la settimana dedicata all’EVAW (End Violence Against Women), durante la quale lo staff del Centro ha condotto alcuni seminari per studenti e ha realizzato alcuni poster a tema.
La sala conferenza del Centro culturale è stata inoltre utilizzata da alcune ONG operanti in Afghanistan per differenti iniziative: ad ottobre 2008, l’associazione olandese ICCO (Interchurch organisation for development cooperation) ha organizzato un seminario sul tema "Safety and Security Management”. A novembre e dicembre 2008 l’associazione Medica Mondiale ha organizzato 2 workshop per gli studenti, uno dedicato al tema delle biblioteche, l’altro al processo di registrazione del matrimonio.
La seconda fase del progetto, tuttora in definizione, prevede l’avvio ed il consolidamento di attività per l’autosostenibilità del Centro tramite l’installazione, nella zona adibita a magazzino, di attrezzature tipografiche e l’allestimento di un deposito nell’area esterna. La tipografia consentirebbe l’avvio di un’attività di stampa destinata al mercato e di corsi di formazione in questo settore, destinati ai giovani utenti del Centro. L’Ospedale Esteqlal di Kabul e le stesse ONG che operano nel Paese sono potenziali clienti che consentirebbero, da un lato, di realizzare le entrate necessarie al Centro per essere completamente auto-sufficiente negli anni a venire - seppur continuando a garantire la gratuità totale o parziale dei corsi destinati alle donne ed ai bambini poveri - dall’altro di aprire nuove positive prospettive di integrazione nel mercato del lavoro per i giovani utenti.

Rifugio per le donne maltrattate di HAWCA a Kabul
Il progetto per il Rifugio per donne maltrattate di HAWCA è stato avviato nel Febbraio 2004 in stretto coordinamento con il Ministero degli Affari Femminili afgano – MoWa, per rispondere al bisogno di protezione di donne e ragazze, molto eterogenee tra loro. Questa iniziativa viene assunta anche in ossequio al Decreto n. 104 art. 5, del 09.11.04 (1382 dell’Egira), che assegna al MoWa il compito di organizzare una struttura di accoglienza per le donne che, dopo un periodo di detenzione, non hanno un luogo dove vivere.
HAWCA definisce il rifugio per le donne a rischio come una casa di protezione temporanea per le donne e le ragazze colpite da qualsiasi tipo di violenza famigliare, che non hanno commesso crimini, ma hanno bisogno di protezione e non hanno un luogo in cui vivere.
Nel 2005 il progetto riceve il finanziamento dell’UNHCR (Agenzia dell’ONU per i diritti umani), cui si affianca, nel 2006, la ONG “Diritti e democrazia Canada”, in co-finanziamento con l’UNHCR per dieci mesi; a partire dal Novembre 2006, per un anno, contribuisce alle spese anche la ONG spagnola ASDHA.
Nel 2009 i soggetti finanziatori sono UNAMA e, per quanto riguarda l’attrezzatura ed i corsi di formazione, l’ICS – Consorzio di Enti locali italiano.
Le ospiti vengono segnalate al Rifugio dal MoWa, dalla Commissione Indipendente per i diritti umani (AIHRC) e dall’UNHCR; presso il Rifugio esse ricevono, oltre all’ospitalità, assistenza medica, assistenza legale, corsi di alfabetizzazione e formazione professionale, sensibilizzazione e informazione circa i propri diritti, educazione sanitaria ed igienica.
Il Rifugio accoglie diverse tipologie di utenti: donne a rischio di violenza; ex-detenute che non hanno un domicilio o che hanno problemi con le famiglie di origine; ex-prostitute arrestate dalle Autorità di sicurezza; donne senza casa. Le ospiti appartengono a diverse famiglie e religioni, provengono da diverse Province, ma anche dall’Iran e dal Pakistan. La politica adottata nella Casa è volta all’adozione di un trattamento equo nei confronti di ciascuna, al fine di stimolare consapevolezza e cooperazione all’interno del gruppo, nell’ambito del quale ciascuna riceve attenzione e cura.
Il numero delle beneficiarie cambia ogni mese entro la capacità massima di accoglienza, che è di 30 persone. Nel marzo 2009 il numero delle ospiti è di 25 con 4 bambini. Nei due anni di progetto sono state accolte circa duecento donne bisognose di aiuto.

Assistenza medica
Alcune ospiti arrivano in condizioni particolarmente gravi e necessitano di ripetuti interventi chirurgici, che vengono effettuati presso le strutture pubbliche; si tratta, in particolare, di donne che vengono ustionate dai parenti per punizione e che riducono queste donne in condizioni disperate.
Tuttavia, la maggioranza delle ospiti è in buona salute; le persone che necessitano di assistenza medica vengono seguite da un dottore e ricevono regolarmente le cure di cui hanno bisogno. Lo stesso vale per l’assistenza psicologica, che rappresenta un aiuto molto importante, anche in ordine alle terapie rilassanti sia individuali che di gruppo.
Una parte del tempo, ogni settimana, è dedicata alla comunicazione relativa alle precauzioni da osservare in caso di gravidanza ed all’individuazione dei sintomi, così come alle cure necessarie in caso di malattie come il tetano e la malaria.

Assistenza legale
L’Assistenza Legale è assicurata ad ogni ospite grazie ai legali di fiducia di HAWCA, alla collaborazione del Dipartimento Legale MoWa ed alle autorità giudiziarie. Al tal fine, HAWCA ha sottoscritto un Protocollo d’Intesa con LAOA (Legal Aid Organization of Afghanistan) e MoWa. L’accesso alla giustizia è un diritto importante, ma le spese legali sono insostenibili per i poveri e soprattutto per le donne; dal momento che LAOA si occupa dell’assistenza legale a questi soggetti, non solo in termini individuali ma anche collettivi, la sua collaborazione con HAWCA è fondamentale per il Rifugio.

Corsi di alfabetizzazione e di sensibilizzazione
Le donne del Rifugio sono ripartite in due gruppi; per le giovani è necessario predisporre corsi di alfabetizzazione, ma per le meno giovani gli stessi corsi rappresentano un’opzione, una scelta cui esse possono aderire o meno.
Le persone che decidono di studiare seguono diverse materie, come matematica, persiano, storia, informatica. I corsi di sensibilizzazione sono invece rivolti a tutte le ospiti e riguardano i diritti umani in generale, i diritti delle donne, i diritti sociali.
Infine, sono previsti corsi di educazione sanitaria; i medici forniscono indicazioni circa le norme igieniche e sanitarie, rispetto alle condizioni igieniche di base ed alle principali patologie.
Grazie all’insieme di questa offerta formativa, le donne riescono a scrivere dei racconti, lettere ai famigliari e, talvolta, storie autobiografiche.
Gli psicologi hanno utilizzato come terapia anche quella del disegno, chiedendo alle autrici di spiegare il contenuto dei loro lavori, aiutandole ad interpretare le inquietudini che esprimono. L’aspetto delle ospiti di lungo periodo è sereno ed rapporti con i visitatori esterni tranquilli e piacevoli, ad indicare l’esito positivo dei percorsi di recupero con gli specialisti.
Inoltre, il Rifugio ha organizzato corsi di formazione professionale per la realizzazione di diversi tipi di ricamo a mano e con perline. Molte delle partecipanti acquisiscono la tecnica necessaria ad insegnare esse stesse le modalitĂ  di esecuzione.

Formazione
La missione di formazione di HAWCA in Italia è stata svolta dal 12 al 22 giugno 2008 ed ha consentito di completare le attività di formazione previste dal progetto. Alcune di queste attività hanno avuto seguito con formazione a distanza.

Programma della missione
Partecipanti:

  • Ahmad Obaid: Program Manager di HAWCA.
  • Arya Ahmad : Finance Assistant di HAWCA.
  • Najib Ullah : Manager del Centro Culturale.
  • Manizha Abdul Fatah : Assistente sociale presso il Rifugio per le donne maltrattate.
  • Asia Mohammad Aziz: Trainer presso il Rifugio per le donne maltrattate.

Partecipanti divisi per corsi:

  • Casa Accoglienza Donne Maltrattate (CADM): Asia Mohammad Aziz e Manizha Abdul Fatah
  • Chico Mendes:  Ahmad Obaid, Arya Ahmad, Najib Ullah
  • Fondazione Badaracco: Ahmad Obaid, Arya Ahmad, Najib Ullah
  • NABA : Ahmad Obaid, Arya Ahmad, Najib Ullah
  • Studio Azzurro : Ahmad Obaid, Arya Ahmad, Najib Ullah

Programmi dei corsi
CASA DI ACCOGLIENZA DELLE DONNE MALTRATTATE (CADM)

  • Confrontare le esperienze di accoglienza ed ospitalita' in contesti
    diversi
  • Confrontare i comportamenti delle donne ospiti a seguito di gravi traumi
  • Valori culturali e conseguenze della violenza
  • Il lavoro di equipe: le relazioni ed i vissuti
  • La supervisione

Docenza
Marisa Guarneri - formatrice . Presidente CADM
Gabriella Ferraro Bologna - Psicologa
Ivana Bonissone - Psicoterapeuta
Maria Grazia Gualtieri - Assistente Sociale

ASSOCIAZIONE CHICOMENDES ONLUS

  • Storia e principi del commercio equo.
  • Cooperativa Chico Mendes, un esempio di bottega equa e solidale
  • I produttori e i prodotti
  • Scenario nazionale e internazionale del commercio equo e solidale. Ctm altromercato.
  • Commercio equo: selezione dei prodotti e avvio di un’impresa in loco

Docenza
Gianluca Bozzia

FONDAZIONE BADARACCO

  • Gestione di una biblioteca
  • Gestione di un archivio corrente
  • Panoramica sui database

Docenza
Laura Milani
Alessandra Miola

NABA

  • Introduzione al design
  • Metodologia del Design per lo Sviluppo Locale
  • Arte, Artigianato & Arte Popolare
  • Artigianato e PEMI
  • Il Sistema Prodotto
  • Metodologia base per i progetti di Design & Artigianato
  • Diagnosi di prodotto
  • Il produttore
  • Le Materie Prime
  • Le tecniche Produttive
  • Media & Sistemi di promozione
  • Il Packaging del Prodotto Artigianale
  • Sistemi di vendita & promozione
  • La gestione di un progetto di design locale
  • Workshop Applicativo
    In questo modulo gli studenti sperimenteranno in un esercizio pratico la teoria sviluppata durante il corso. Saranno utilizzati esempi reali forniti dagli stessi alunni 

Docenza
Prof. Giulio Vinaccia
Prof.ssa Patrizia Morchella

STUDIO AZZURRO

  • Come creare e condurre un’intervista
  • Montaggio e aspetti relativi al set
  • Workshop applicativo

Docenza
Prof. Leonardo Sangiorgi

La formazione ha avuto un follow up con attivitĂ  a distanza, che hanno coinvolto sia le operatrici del Rifugio per donne maltrattate, in contatto con la Casa delle donne maltrattate di Milano, sia gli operatori del Centro, in contatto con la Nuova Accademia delle Belli Arti (NABA). Inoltre, tutti i libri della biblioteca del Centro sono stati catalogati con il sistema internazionale di catalogazione, dando seguito al corso frequentato in Italia presso la Fondazione Badaracco.
Gli operatori di HAWCA hanno seguito inoltre diversi corsi in Afghanistan:

  • corso sui diritti dei bambini organizzato da Save the Children (15-16/07/2008)
  • gestione e amministrazione, organizzato da AWN – Afghans Women Network (03-04/09/2008)
  • web designing, organizzato da AWN – Afghans Women Network (08/11/2008)

VisibilitĂ 
Il Comitato di indirizzo e controllo ha approvato i suggerimenti provenienti dall’esecutivo sulla necessità di dare ampia visibilità all’intervento attraverso diversi mezzi. L’ottica che sta alla base della visibilità è che investire sulla sensibilizzazione dell’intervento significa sia ampliare il raggio di azione del progetto, sia rafforzarne la sostenibilità. I fondi sono stati utilizzati per tutte le iniziative di sensibilizzazione connesse al progetto, sia in Italia che in Afghanistan: conferenze, dibattiti, conferenze stampa, incontri aperti al pubblico, iniziative editoriali, stampa di materiali pubblicitari, gestione del sito internet etc.
Innanzitutto si è trovato un logo al progetto da riprodurre su vari tipi di materiali destinati alla formazione. Sempre in tale direzione si è deciso di realizzare un pieghevole informativo sulle attività del progetto da stampare in 3 lingue: italiano, inglese e dari.
Con la fondamentale collaborazione del CISDA, si è riusciti a realizzare un video informativo sulla condizione delle donne afghane. Il video è stato utilizzato in diversi incontri di formazione in Italia ed è stato proiettato in rassegne dedicate ai temi dei diritti umani, della parità di genere, della violenza contro le donne.
E’ stato aperto un sito internet dedicato al progetto: www.afghanistanitw.org (in italiano, inglese e dari) che si è rivelato uno strumento utilissimo ai fini della sensibilizzazione e informazione. Il sito internet è stato commissionato a uno dei partner italiani dell’intervento, la NABA - Nuova Accademia delle Belle Arti di Milano, che ha una lunga esperienza nel settore.
I siti internet dell’ICS e di HAWCA www.icsal.it e www.hawca.org sono stati aggiornati e al loro interno è stato creato un link al sito del progetto.
L’ICS ha prodotto un rapporto dal titolo “Afghanistan - Sistema giuridico ad amministrazione della giustizia” che considera la specificità del Rifugio per le donne maltrattate e l’importanza di questo tipo di Rifugi e tiene conto delle caratteristiche del diritto di famiglia in Afghanistan. Proprio per queste caratteristiche l’Italia ha ritenuto di investire importanti risorse per la ricostruzione di tutto il settore giudiziario afgano.
Si sono organizzate diverse missioni di HAWCA in Italia per differenti attività di sensibilizzazione. Ad ottobre 2007, per gli eventi in programma per la Settimana per la pace e i diritti umani e la marcia Perugia Assisi. Sempre ad ottobre, per la Conferenza, organizzata dalla Provincia di Roma, “Alternativa alla guerra, disarmo e diritti umani: in Italia e nel mondo. Come fare la pace senza fare la guerra”. A novembre 2007, per alcuni incontri serali rivolti alla cittadinanza del comuni di Arcola Castelnuovo Magra (SP), entrambi interessati a possibili collaborazioni future. Ad aprile 2008, per la definizione del calendario e delle attività di formazione, insieme alle varie associazioni partner del progetto, in modo da adattare le attività alle reali esigenze di HAWCA.
A maggio 2008, su invito della DGCS, l’ICS e HAWCA hanno relazionato al seminario internazionale “The participation of women and youth in the reconciliation process in Afghanistan, Lebanon and Sudan”, organizzato dall’OIM.
A giugno 2008, per il seminario internazionale “The participation of women and youth in the reconciliation process in Afghanistan, Lebanon and Sudan”, che è stata anche l’occasione per l’ICS e HAWCA di consolidare i rapporti con il MAE - DGCS.
Sempre a giugno 2008, si è organizzato un incontro istituzionale con la Provincia di Torino e con l’ACEL – Agenzia di Cooperazione degli Enti Locali per illustrare il progetto e trovare future collaborazioni.
A novembre – dicembre 2008, è’ stato realizzato un ciclo di seminari dal titolo “La sfida alimentare e il ruolo della cooperazione: verso una sostenibilità globale” in collaborazione con l’Università del Piemonte Orientale, CTM Altromercato (Associazione Calebasse di Alessandria), Cooperativa EquAzione, Provincia e Comune di Alessandria.
La trasmissione di Rai3 “Presa Diretta” di Riccardo Iacona, nella puntata del 03/08/09 dal titolo “Guerre”, ha trasmesso un’intervista alla direttrice di HAWCA e alla direttrice del Rifugio per donne maltrattate.

Progetti approvati direttamente ad HAWCA

Lasciamo volutamente alla fine della presente relazione quello che consideriamo come uno dei risultati più importanti del progetto, forse il più importante. L’Associazione HAWCA infatti, grazie alle attività formative svolte in Italia, a conclusione di questi due anni di conduzione, ha acquisito perfetta conoscenza delle procedure amministrative e capacità gestionali, al punto da essere stata in grado di partecipare autonomamente ai bandi indetti dall’Unità tecnica locale italiana a Kabul ed ottenere il finanziamento di due progetti:
1. Kabul section management: corsi di inglese ed informatica per Quattro imprese di donne riunite nel
“Giardino delle donne” di Kabul.
2. Baghlan: alfabetizzazione, educazione sanitaria e tecniche di allevamento per la comunitĂ  locale.
Questi risultati incoraggianti indicano che anche in questo Paese la politica dei piccoli passi conduce a traguardi importanti, nonostante la situazione complessiva sia, purtroppo, ancora drammatica.